LUOGHI DI INTERESSE

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San-VenanzoNEL CENTRO STORICO DI SAN VENANZO
– Chiesa della Madonna Liberatrice (XIV sec.) con un affresco del XV sec.
– Chiesa di San Venanzo Martire con un affresco e le scene della Via Crucis in ceramica di Orvieto.
– Facciata della Chiesa di San Venanzo
– Parco comunale con i resti del castello
– Villa Faina (XIX sec.)
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IMG_9055PARCO E MUSEO VULCANOLOGICO DI SAN VENANZO
Il Museo Vulcanologico, situato nel centro storico del paese, è nato per illustrare in modo divulgativo, l’origine dell’area vulcanica di San Venanzo e per metterla in relazione con la dinamica terrestre. All’interno, attraverso percorsi tematici… Sito ufficiale
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Parco-sette-fratiPARCO DEI SETTE FRATI
Il Parco dei “Sette Frati” è uno splendido spazio verde in prossimità della cima del Monte Peglia . All’ombra di una cerreta ad alto fusto si trovano strutture per pic nic, un anfiteatro per le rappresentazioni estive e un casolare in pietra adibito a centro di documentazione, da cui si scorge un suggestivo panorama sul parco , sul lago di Corbara e , nei giorni più tersi, sui monti di 5 regioni italiane: Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio e naturalmente Umbria. Da primavera a fine estate è possibile ammirar gli affascinanti voli e colori di innumerevoli farfalle tra un suggestivo percorso ecoturistico, da dove è possibile ammirare panorami incomparabili…
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915-(4)CANTINA CONTI FAINA

È il Castello di Collelungo (XIII secolo) ad ospitare la storica cantina che, già con Zeffirino Faina, raggiunse grande notorietà a partire dal 1876. A testimoniare l’antica storia è la botte datata 1883, ancora presente nei locali di affinamento, un tempo usata per fare riposare vini famosi in tutta Italia per la loro qualità. I locali sono ancora oggi quelli originali, ovvero i sotterranei del castello che, si narra, fungevano da passaggio segreto della bella Imperia, personaggio leggendario del Medioevo. La cantina non è solo luogo di produzione ma anche vera e propria attrattiva turistica. Le gallerie destinate oggi all’affinamento dei vini, lunghe ben 150 metri, creano un vero e proprio percorso tra archi e passaggi segreti, lungo il quale si possono trovare anche pezzi antichi legati alla produzione enologica, creando così un piccolo museo “diffuso” del vino. Il castello, inoltre, si trova all’interno di un borgo medievale ancora abitato e dotato di un fascino antico, dove si può passeggiare fra le vie e incontrare personaggi straordinari.
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Collelungo8SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA LUCE

La sua costruzione venne promossa a seguito di eventi quantomeno singolari: era il 1829 quando, nella chiesa medievale posta a ridosso delle mura castellane, un improvviso distacco di intonaco permise la scoperta dell’immagine della Madonna della Luce, un affresco del XV secolo attribuito a Pietro di Nicola di Orvieto. All’accaduto fu subito dato un valore prodigioso, anche perché fu seguito da una serie di guarigioni ritenute dai fedeli miracolose. Così venne promossa la costruzione di una nuova chiesa da dedicare alla Madonna della Luce, inaugurata esattamente un secolo dopo, nel 1929.
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IMG_6524BORGO FORTIFICATO IN LOCALITÀ ROTECASTELLO

Il toponimo deriva dalla struttura fortificata a forma di ruota o circolare, rota-castello, menzionato nel catasto del 1292, in buono stato di conservazione. Visibili la Torre principale del borgo, recentemente restaurata, e tracce delle altre sei torri che ne costituivano la difesa. Il luogo, abitato fin dal tempo degli etruschi, divenne nel medioevo castello fortificato in mano ad una famiglia di Ghibellini orvietani…
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CURIOSITÀ E LEGGENDE POPOLARI

Schermata-2015-04-22-alle-12.27.47Lo stemma…
Un’attenta analisi dello stemma del Comune di San Venanzo ci consente di notare la presenza di: un’ aquila con gli artigli bien piantati sulle torri di un castello incastonato all’interno di uno scudo con una corona signorile in capo e racchiuso in basso fra un ramo di quercia e uno di ulivo. L’interpretazione di tale simbologia basata sul tradizionale significato dell’Araldica classica ci svela che: . l’AQUILA sta a raffigurare la potenza feudale, la CORONA il dominio da parte di una nobile signoria, . il RAMO DI QUERCIA rappresenta forza, coraggio, virtù, perseveranza, il RAMO DI ULIVO sta infine a significare un chiaro richiamo alla pace. Ora, sulla base di un ragionamento logico è lecito pensare che la scelta dell’Aquila possa derivare, per esempio, da un riferimento esplicito all’aquila imperiale delle truppe del Barbarossa del cui passaggio rimane testimonianza più accreditata nel vicino Poggio Aquilone. Oppure quell’aquila potrebbe essere la testimonianza della sua più autentica e lunga storia feudale durante la quale il Castello di San Venanzo crebbe e prosperò sotto il dominio della potente famiglia dei Monaldeschi di Orvieto a partire dall’inizio del 1300 fino alla fine del 1600. San Venanzo e tutti gli altri Castelli dell’Alto Orvietano, situati nel versante nord – est del Peglia, furono infatti governati da almeno uno dei discendenti di quella famiglia guelfa e, guarda caso, il simbolo sembra una copia fedele del sigillo medievale utilizzato dal Comune di Orvieto. E’ assodato infine che l’aquila in questione non si riferisce comunque a uno dei quattro diversi rami in cui i Monaldeschi si divisero a seguito di feroci faide interne dopo la morte del potente Ermanno. San Venanzo appartenne infatti ai Monaldesci della cervara e questo esclude qualsiasi collegamento con il fatto che, insieme a quelli del cane, della vipera e del cervo ci sia per esempio anche quello dell’ aquila. L’avere messo in campo queste argomentazioni, non suffragate da prove documentali è pertanto solo un tentativo di fornire un ventaglio di possibili spiegazioni che si sforzano quantomeno di suggerire delle motivazioni plausibili sulle scelte postume effettuate di chi li adottò.

Rivalità tra famiglie…
Sull’orma di racconti, la cui attendibilità è legata a narrazioni più o meno fantasiose tramandate dalla tradizione popolare nella sanguinosa rivalità fra i diversi rami della famiglia Monaldeschi ci piace ricordare almeno due aneddoti: Nel 1351 i Monaldeschi della Cervara (cervo) fecero catturare un giovane del ramo della vipera sospettato di insidiare una ragazza della propria fazione, lo uccisero brutalmente nei sotterranei del Castello di Torre Alfina e ridussero poi il suo corpo in pezzi così piccoli da farne cibo per i falconi. Un altro episodio delle lotte fratricide fra i Monaldeschi riguarda quello per i continui furti di bestiame fra Corrado Monaldeschi e Pietro dell’Angus la cui appendice ( angus = serpente) tradisce l’appartenenza al ramo della vipera già presente nel territorio come dominatori del castello di Pornello. Nel poemetto di Luciana Bonaparte che narra le gesta della “Bella Imperia” (Imperia di Montemarte, vedova di Corrado fu reale signora di Colleungo intorno al 1450 ed è tramandata dalla leggenda come fantasma dello stesso castello), l’irascibile Corrado va fuori di sé alla vista del cadavere insanguinato del fido scudiero inviato a Pietro per chiedere conto dei furti e si vendica costrigendo l’odiato consanguineo alla fuga e dando alle fiamme il di lui maniero di Castelvecchio.

Senza-titolo-8Distruzione del castello…
Alla dinastia dei Conti Faina va grande merito di tutte quelle opere per le quali ai riconoscimenti internazionali, seguirono poi: un grande arricchimento della famiglia i cui possedimenti si estendevano da Perugia fino alla maremma toscana, la scalata per il controllo di Banche e seggi politici e, da ultimo, la sfrenata ambizione di dotarsi di una prestigiosa villa di nuova concezione all’altezza dell’aquisito ceto nobiliare. Il Conte Eugenio una volta divenuto anch’esso senatore,se ne fece carico con grande determinazione ed orientando opportunamente le delibere del Consiglio Comunale che aveva già abbattuto le due porte di accesso al paese, nel giro di circa otto anni riuscì nell’intento di: impossessarsi della parte dominante del castello, abbattere quasi per intero le mura di cinta e le abitazioni, costruire all’esterno una scuderia con il maneggio per cavalli e le casette per gli operai, demolire la vecchia chiesa per farne un laghetto e favorirne la costruzione di una nuova nella parte più bassa, allargare la base dello spazio interno con la costruzione delle cantine e racchiudere infine entro una recinzione il nuovo palazzo di stile ottocentesco, la serra, i giardini della villa così come la vediamo oggi svettare sul vero e proprio orto botanico del boschetto sottostante.