Il Monte Peglia e i percorsi antichi

Il territorio del Comune d San Venanzo è interamente incluso nel “Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale Monte Peglia e Selva di Meana”, e comprende anche una zona vulcanologica.

Al contrario di altre zone montane, penetrando all’interno delle valli e dei rilievi di questa area umbra ci si rende conto che non si calpestano sentieri, ma vere e proprie strade. La ridotta altitudine ha facilitato da sempre la presenza umana; l’abbondante presenza di boschi e radure ha favorito allevamento e uso del legnatico e fino all’avvento della motorizzazione l’economia della zona era florida e gli abitanti numerosi. Traffici e spostamenti erano frequenti e una fitta rete di strade copriva l’intero territorio.

L’improvvisa perdita di valore del legnatico generò una forte crisi e il conseguente spopolamento; ma il bosco ha conservato tutti i segni delle antiche vie. In altre aree umbre e italiane, prive di boschi o laddove questi sono stati trasformati in campi coltivabili, le tracce del passato sono definitivamente cancellate. Qui non è accaduto, proprio grazie alla abbondante copertura boschiva.

Sappiamo che i primi esemplari di Homo Sapiens sono giunti in Italia dalle Alpi e si sono addentrati lungo l’Appennino; si muovevano più in alto possibile, evitando corsi d’acqua e valli, sia per rimanere con i piedi asciutti, sia per evitare incontri pericolosi, con animali o con altri uomini malintenzionati. Ciò induce molti antropologi a pensare che l’Uomo è arrivato al Peglia da Montarale; ancora oggi è possibile anche con una vettura 4×4 seguire la strada di crinale che collega la cima di Montarale con quella del Peglia.

Dopo le prime antropizzazioni, la popolazione è aumentata e così anche gli insediamenti che da isolati (per un solo gruppo familiare) sono diventati nuclei di comunità; quindi la rete dei percorsi di collegamento ha preso sempre maggiore consistenza. Questi tracciati avevano una funzione prettamente locale ma nel corso del Medio Evo qui si è creata quella che oggi potremmo definire una autostrada: la Via Orvietana, tra Orvieto e Perugia. Le ricerche effettuate presso l’Archivio di Stato, sede di Terni, hanno consentito di ricostruirne il tracciato esistente nella prima metà del XIX secolo (Catasto Gregoriano dello Stato Pontificio, 1816 – 1835), per la sua parte che attraversa il territorio del Comune di San Venanzo.

Il lavoro che sta facendo questo Comune, con la collaborazione del Circolo Il Pozzo di Marsciano, consiste nel restituire alla memoria collettiva questi percorsi, nel dare un senso a coloro che transitano a piedi, in bici o a cavallo, siano essi turisti o residenti, senza sapere la storia dei luoghi e del tracciato che stanno seguendo.

La rete presente è ricca e variegata. Ciò che presentiamo qui è solo una prima porzione, di piccola entità. Riguarda i collegamenti antichi tra le attuali frazioni del Comune. Alcuni di questi sono rimasti sostanzialmente invariati mentre altri hanno visto spostamenti radicali da 100 anni a questa parte, quando i veicoli a motore hanno sostituito carri e carrozze trainati da animali.

Per decine di migliaia di anni, dalle prime presenze dell’Uomo fino alla fine del XIX secolo, i tracciati sono rimasti invariati o solo leggermente modificati; neanche l’invenzione della ruota ha portato l’uomo a rivoluzionarli così come invece è avvenuto con la motorizzazione.

Questi percorsi sono scaricabili sul proprio smartphone o GPS è quindi facile poterli seguire senza pericolo di perdersi.

La segnaletica sul posto non è installata per evitare ulteriori segnavia e impedire così possibili confusioni con cartelli precedenti.