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Epoca Etrusco Romana

Molti sono i resti ( buccheri, bolli, ceramiche….) rinvenuti nei siti archeologici della dorsale Civitella dei Conti – San Venanzo – Poggio delle Civitelle e custoditi nel locale Museo Vulcanologico testimoniano la presenza di insediamenti umani sul Peglia già nei primi secoli a. c. ed è molto plausibile che nel periodo di massimo splendore della città etrusca di Velzna e della sua successiva trasformazione in Urbe Vetus, scaturita dalla dominazione romana, il territorio sanvenanzese abbia svolto, proprio per la città di Orvieto, una preziosa funzione di avamposto collinare per il controllo del traffico di olio, vino, armi e terrecotte verso il versante del perugino e del Trasimeno. Questo determinò la nascita di un vero e proprio corridoio di confine che si arricchì nel tempo di castelli e fortificazioni e favorì, fra l’altro, anche la diffusione del cristianesimo come testimonia la storia dello stesso Santo Venanzio martire. La tradizione vuole che il giovane soldato romano, costretto a fuggire per la sua adesione ai principi della religione cristiana, trovò rifugio nelle campagne locali dove operò il miracolo della fonte d’acqua fatta sgorgare da una roccia e finì per dare il proprio nome al castello stesso.
Fu così che, nella seconda metà del primo secolo d. c., il percorso così definito venne a far parte del famoso Corridoio Bizantino lungo il quale gli stessi eredi del grande Impero Greco-Romano, già possessori di molte terre intorno a Roma, mantennero la principale via di fuga per il collegamento con i possedimenti di Ravenna e Venezia. La via offriva di fatto un ideale riparo allo strapotere dei Longobardi i quali, con il granducato di Spoleto, sorvegliavano il proprio dominio sull’altra sponda del Tevere. La dorsale preappenninica del Peglia venne cioè a costituirsi come un percorso più sicuro e protetto su cui si innescava la naturale prosecuzione della Via Amerina. Muovendosi lungo il tratto collinare di Castel dell’Aquila, Avigliano Umbro e Montenero, una volta attraversata la città di Todi, l’importante arteria si biforcava infatti, all’altezza di Fratta Todina, tra un ramo est che proseguiva verso Perugia,Gubbio e la Flaminia e un ramo ovest che, al riparo dei castelli di Collelungo, Rotecastello, San Venanzo, Pornello, Montegiove, Montegabbione, Monteleone e Città della Pieve arrivava fino a Chiusi e si riapriva la via di prosecuzione verso il mare Adriatico lungo la direzione Cortona, Gubbio e Fano schivando di fatto, a sinistra i Longobardi della Tuscia e a destra quelli del Ducato di Spoleto. Non meraviglia perciò che gli eserciti dei Franchi di Carlo Magno prima e di Federico Barbarossa poi abbiano di fatto percorso più o meno la stessa strada lasciandone evidenti segni.

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