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Epoca moderna

Se il periodo medievale aveva contrassegnato le sorti del Castello di San Venanzo come strettamente legate alle continue tasse e vessazioni imposte dal sostanziale immobilismo dello Stato Pontificio, nella prima metà del settecento un’altra grande Famiglia, quella dei Faina, irrompe all’improvviso nella vita del Castello di San Venanzo apportando sconvolgenti cambiamenti all’economia del territorio e mettendo però di fatto le basi per la distruzione del castello medesimo. Dal capostipite Filippo (fine XVII secolo) imprenditore edile originario di Montegabbione,all’avido Angelo (1759-1843), al lungimirante Venanzo (1787-1868), un’accorta strategia di matrimoni di interesse si trasformò in seguito in una mirata politica di investimenti per l’acquisto di terreni agricoli, praticamente a prezzo di svendita, dallo Stato Pontificio per renderli poi fertili e produttivi con grandi opere di bonifica. Tutto questo consentì ben presto ai Faina di acquisire il titolo nobiliare di Conti (1848) e di ottenere con il Conte Zeffirino Faina (1826-1917) prima la mano della nipote di Napoleone, Luciana Bonaparte Valentini e poi il titolo di senatore del Regno d’Italia in virtù dei meriti patriottici acquisiti nelle lotte risorgimentali del 1859 a Perugia. Al nipote Eugenio Faina (1846-1926), figlio del fratello Claudio (1812-1874) ucciso dai briganti, si deve invece la bonifica delle tenute di Spante e San Venanzo e le grandi innovazioni messe in atto insieme allo Zio con l’introduzione dei primi vigneti sperimentali, la fondazione della Facoltà di Agraria di Perugia e la diffusione sul territorio nazionale delle scuole agricole Faina.

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